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sabato 29/02/2020    |   Ultimo aggiornamento ore 19:59    |   Lavora con noi    |  

Quando la rivoluzione verde diventa necessaria

San Benedetto del Tronto | Possibilità inesplorate di un nuovo ( e indispensabile) modo di fare business.

di Martina Oddi

Obama ci ha scommesso la sua campagna elettorale, e per sedare il malcontento del poco che è riuscito a fare durante il primo mandato, sta puntando tutto sulla riconversione ecologica dell'economia. In Australia si prevede uno scenario di completa autosufficienza energetica, mixando il ricorso alle energie rinnovabili che nel 2020 dovrebbe colmare il fabbisogno energetico. In Italia c'è chi ha promesso durante la campagna elettorale un'attenzione primaria all'impresa virtuosa, quella che rispetta i lavoratori e l'ambiente.

Ma il cambiamento è destinato a travolgere tutto il sistema economico e si rende necessario per due ragioni. Come da più parti è stato notato, la green economy è una delle poche vie da percorrere credibili e coerenti con lo sviluppo che la globalizzazione ci mette a disposizione. L'economia verde garantisce nuovi posti di lavoro per l'istallazione delle strutture e altrettanti per il loro mantenimento. Riciclo, decrescita, green building, agro energie, risparmio del territorio, tutela dell'ecosistema, energie rinnovabili, mobilità alternativa, case ad alta efficienza energetica, gestione dei rifiuti, bottiglie intelligenti, supermercati anti-spreco e smart cities.

E soprattutto l'industria, che muove le economie delle società occidentali, può segnare la differenza. Riduzione delle emissioni di CO2, utilizzo di fonti rinnovabili, ricorso a materiali innovativi che rispettano l'ambiente nelle produzioni, investimento nella ricerca: questi sono i presupposti dell'impresa che si candida a rispettare l'ambiente in uno scenario avviato una serie di processi da cui ormai non si può tornare indietro. Le giovani imprenditorialità e gli uomini dell'industria che guardano al futuro se ne sono già accorti.

Nel nostro piccolo distretto, abbiamo di che imparare per trarre spunto. Per non andare lontano dalla vocazione manifatturiera del territorio, basta guardare a quello che accade nel mondo della moda, dove anche le Maison più tradizionali e con una gloriosa storia alle spalle si stanno convertendo al green thinking. Tessuti naturali, eco pelli e lavorazioni sperimentali hanno l'effetto di aggiungere plus valore al prodotto, percepito come due volte desiderabile dall'acquirente, che è sempre più sensibile alla connotazione eco friendly di ciò che compra.

Se poi un giovane caparbio volesse misurarsi con un impresa verde, ecco che dal prato pascolo fotovoltaico alle reti di teleriscaldamento, dalla green region al green building, dalla bioarchitettura al mattone ecologico, dal new deal dell'auto elettrica, al treno, fino alla nautica, avrebbe pane per i suoi denti. E se un navigato imprenditore volesse differenziare il suo business, dall'alimentari e packaging per l'acqua, alla cosiddetta "blue economy" - espressione coniata dall'economista e imprenditore belga Gunter Pauli che indica tutto ciò che segue la natura, produce e non distrugge - potrebbe trovare l'ispirazione per il suo successo.

Ma quando anche il territorio, per la sua vocazione turistica, chiede un particolare garbo nella salvaguardia del patrimonio naturale, ecco che la vocazione ecologica diventa un imperativo per la crescita.

21/03/2013





        
  



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