L'impronta del Genio, un antropologo forense sulle opere di Leonardo Da Vinci
Ascoli Piceno | Mercoledì 23 novembre si svolgerà il seminario con Luigi Capasso, antropologo forense, collaboratore presso il Centro Studi leonardeschi.
Mercoledì 23 novembre, alle ore 16.00, presso la sede universitaria UniCam di Largo Cattaneo si svolgerà un interessante seminario dal titolo "L'impronta del Genio, un antropologo forense sulle opere di Leonardo Da Vinci", promosso dal corso di laurea in “Tecnologie per la conservazione ed il restauro dei beni culturali”, con la collaborazione della facoltà di Architettura, della facoltà di Scienze e tecnologie UniCam e del Consorzio Universitario Piceno.
“All’incontro –spiega il presidente della classe 41, il professor Franco Ugo Rollo – parteciperà un illustre docente, l’antropologo forense Luigi Capasso”. Il relatore, molto conosciuto nel settore perché chiamato ad essere perito nel caso Calvi, ha partecipato ai più importanti casi archeologici d’Italia, dallo studio degli scheletri degli abitanti di Ercolano, a quello sulla mummia di Santa Rosa da Viterbo, tanto che, per la sua professionalità, collabora attualmente presso il Centro Studi leonardeschi per contribuire all’identificazione delle impronte digitali dell’artista.
E proprio durante il convegno il professore illustrerà alla platea le immagini dettagliate di manoscritti e di quadri dai quali sono visibilmente desumibili le tracce lasciate Leonardo Da Vinci. “Infatti – spiega il professor Rollo- i pittori sono soliti utilizzare le mani come pennello per operare delle sfumature sui dipinti. Inoltre –continua Rollo- il professor Capasso è riuscito a recuperare l’immagine delle impronte lasciate probabilmente mentre l’artista aveva in mano del cibo, non essendo assimilabile al semplice inchiostro la sostanza lasciata da Da Vinci sui manoscritti.
L’opera che verrà presa in esame è la “Dama dell’Ermellino”, conservata attualmente presso il museo di Cracovia, in cui le impronte sono evidenti.
Durante l’incontro il professor Capasso illustrerà anche la tecnica per decifrare, dalle impronte digitali, le origini razziali del maestro essendo incerto il nome della madre.
Lo studio delle impronte degli artisti è di rilevante importanza per l’attribuzione dell’opera ad un artista. Non è raro infatti che quadri di pittori famosi vengano venduti a poco prezzo proprio perché, in alcuni casi, è impossibile dare la certezza sulla paternità di un’opera.
La tecnica ha suscitato nel mondo dell’arte un così grande interesse tanto che il direttore della Pinacoteca di Ascoli Stefano Papetti, al termine del dibattito che seguirà al convengo, siglerà un accordo di collaborazione con la cattedra di Antropologia della classe 41 per applicare le tecniche di decifrazione ad alcune opere conservate presso la Pinacoteca.
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18/11/2005
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