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Il Dark Lounge dei 9 In Common

San Benedetto del Tronto | 9 In Common "Au revoir Paris"

di

9 In Common

"Au revoir Paris"

Dietro le quinte dei 9 In Common c'è la mente di un geniale jazzista francese come Alex Tassel che nasce artisticamente pianista ma diviene negli anni un eccellente trombettista nonché arrangiatore e compositore con diploma del Conservatotio di Rouen, Dal 2000 in avanti Tassel ha pensato bene di lavorare in concerto con vari DJ set (in primis con Dj Cam) e di collaborare con l'ambiente franco inglese di hip hop. Il suo valore di strumentista è stato apprezzato da una folta schiera di artisti con i quali ha collaborato sia dal vivo che in sala d'incisione (tra gli altri Manu Katché, Marcus Miller, Keziah Jones, Archie Shepp, Guru, David Murray e i nostri Flavio Boltro, Antonio Faraò, Giovanni Mirabassi).

L'incontro di Tassell con l'ingegnere del suono e produttore di musica elettronica, Yann Lebreuilly ha dato vita alla formazione dei 9 In Common i quali, con "Au revoir Paris" ripropongono l'impatto emotivo del loro esordio di due anni fa, quel "Abstract reality" che aveva destato molta curiosità e interesse ricevendo critiche molto positive. Oggi il suono è ampiamente maturato e l'ascolto di "Au revoir Paris" fa immergere in una serie di suggestive atmosfere notturne in cui il lavoro dell'elettronica crea un soundscape di notevole livello sul quale intervengono i singoli strumenti e i gorgheggi di della brava vocalist ricampionati per l'occasione. Gli appassionati del suono elettronico della serie St.Germain des Près o Ibiza Sound si ritroveranno alla perfezione in questa magia di suoni d'autore che sanno andare ben oltre il deejaying più abituale. E' un suono dark quello di "Au revoir Paris", fatto di un lounge pieno di chiaroscuri, di un mescolamento di elettrojazz che riflette il Miles Davis soggiogato dal viso di Jeanne Moreau in "Ascenseur pour l'échafaud" nel trip hop di Bristol e di Tricky con lampi à la Freddie Hubbard e tessiture à la Modern Jazz Quartet sulle quali si intersecano un pianismo secco in stile Sakamoto ("Midnight is the hour") e sassofoni interplanetari che sanno giocare (magia della tecnica) con lo scratching e lo spoken word.

Un miscuglio di generi che rappresenta la cifra identificativa dei 9 In Common che sanno regalare un tappeto sonoro davvero magico e sorprendente (almeno all'ascolto, perché poi certe operazioni, dal vivo, si sgonfiano e si appiattiscono terribilmente). Non ci sono titoli o brani che sovrastano gli altri. Tutto è cornice. Tutto è colore. Tutto è gioco sonoro ammaliante che si adatta al migliore chillout di una sera d'estate. Come fumo che avvolge una lampada blu. Come siero che si spande nell'acqua limpida.

Voto 8/10

24/06/2014





        
  



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