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La prima volta di Chrissie Hynde

San Benedetto del Tronto | Chrissie Hynde "Stockholm"

di

Chrissie Hynde

"Stockholm"

Per 35 anni, dall'avvento dei Pretenders, la leader del gruppo Chrissie Hynde, nata giornalista rock, aveva giurato che non avrebbe mai realizzato un album come solista. Della serie "come si cambia per non morire" ecco "Stockholm" che esce lunedi, annunciato dall'aprile scorso dal singolo "Dark sunglasses" un secco rock dal sapore newyorkese tipico di Patti Smith . Dice la stessa Chrissie: "Ci sono qui più collaborazioni di quante siano mai state fatte dai Pretenders nella loro fortunata carriera". E infatti "Stockholm" è un disco di power rock classico che ha tutte le tracce degli anni Ottanta quando questa musica si ballava anche in discoteca. Le corde vocali della Hynde sono ancora supertoniche e piene di energia come testimonia anche "You or no one", che gira in rete attualmente e che apre l'album.

Tutto il progetto si è originato dal casuale incontro con Bjorn Yttling, (bassista e tastierista del gruppo svedese Peter, Bjorn & John) in un bar dell'Ohio. E' nata subito una forte attrazione artistica che ha portato ad una scrittura a quattro mani di tutti i brani. Lo stesso Yttling ha suonato nel disco e lo ha totalmente prodotto. "Sono gli Abba che hanno incontrato John Lennon", così Chrissie Hynde ha definito il suono, a tratti davvero bello e classico, di "Stockholm", titolo in omaggio alla capitale svedese in cui il lavoro è stato registrato. Il fantasma di Patti Smith aleggia molto spesso in queste canzoni grazie anche allo stato di grazia dell'ultrasessantenne Hynde che non ha mai abbandonato l'attività (l'ultimo album dei Pretenders risale al 2008). Brani come "Like in the movies" reggono alla perfezione gli anni trascorsi. Ci sono persino gli anni Sessanta dei Crazy Horse nell'attacco superacido di "Down the wrong way", gran bel pezzo che tira come una corazzata e che ospita Re Neil Young con una esaltantissima chitarra elettrica tesa e spumeggiante.

Il disco è essenziale e non ha sbavature. I tre ragazzi svedesi PB&J si divertono un mondo ad accompagnare il piccolo monumento Hynde e il disco risente di tutta la freschezza necessaria pur calpestando un suolo antico e pieno di rischi autoreferenziali. Il rock pervade tutto "Stockholm" con enorme energia ed è molto ispirato anche nelle due magnifiche ballate, "In a miracle" e "Adding the blue" (con la bella chitarra acustica di Joakim Ǻhlund). Unico momento diverso è "Tourniquet" in cui echi folk sono evocati dalla celesta di Yttling ma tutto il disco ha una carica e un potenziale notevoli che, dopo tanti anni, ci saremmo mai aspettati dalla signora dei Pretenders.

Voto 7,5/10

06/06/2014





        
  



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